Chi non ascolta il Rock si perde un pezzo di vita

 

Ieri sera sono andato da Hop&Book, che già di per sé è un posto particolare: si trova in via dell’Amba Aradam a Roma e quando ci entri ti trovi circondato da scaffali pieni di libri, dischi in vinile e birre artigianali. Insomma, buona parte delle cose per cui vale la pena vivere. Ora, se questo non vi bastasse per farci un salto, sappiate che spesso e volentieri i prodi gestori dello spazio ospitano anche incontri di un certo livello (date un’occhiata al loro sito), che in un contorno del genere regalano sempre belle sensazioni. E ieri sera, appunto, era in programma una Lezione di Rock, guidata nientemeno che da Ernesto Assante – uno dei più noti giornalisti e critici musicali italiani – che in realtà si è trasformata in una piacevolissima chiacchierata a base di aneddoti e ricordi. Taccuino alla mano, devo dire che me la sono proprio goduta: lo stesso titolo di questo pezzo arriva da una delle citazioni che mi sono segnato, anche se a dirla tutta la versione originale del pensiero era un po’ più forte, ecco.

 

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Facendo una veloce rassegna degli appunti presi, cosa posso dire di essermi portato a casa dalle godibilissime divagazioni dell’autoproclamatosi dottor Divago? Allora, in ordine sparso…

  • Che non a tutti capita che il primo incontro con la musica sia ballare con Rita Pavone sul palco del CineTeatro Maestoso sulla via Appia. E nemmeno che le prime prove con il tuo gruppo di amici musicisti (in questo caso un gruppo jazz-rock che si chiamava Metafrase) si tengano a casa di Ettore Scola. Certe cose aiutano.
  • Che devo recuperare il libro DO IT! di Jerry Rubin, pischello che non sono altro.
  • Che rubare libri ai propri genitori per acquistare dischi, poster musicali e strumenti, non è reato, anzi aiuta.
  • Che “non c’è mai un’ultima stagione rock. Ma se mentre andiamo in macchina ascoltiamo gli Who, conviene alzare il volume e abbassare i finestrini, che magari cambiamo la vita a qualcuno. Non si può mai dire”.
  • Che la frase di cui sopra, nel titolo, è proprio vera, anche se nella versione originale era ancora più chiara e definitiva.
  • Che “far entrare l’arte nelle nostre vite ce le migliora”. Cosa che, per fortuna, ho già sperimentato diverse volte.
  • Che “in poco più di sette anni i Beatles – la più grande opera d’arte del ‘900 – hanno cambiato il mondo, perché la Musica non è solo intrattenimento”.
  • Che “i più bravi di tutti sono Riccardo Bertoncelli, Franco Bolelli e Gino Castaldo”.
  • Che “il fatto che la RAI non abbia cambiato programmazione per la morte di David Bowie è simbolo di quanto la musica sia considerata marginale nel nostro sistema culturale”. E come fai a smentirla una constatazione del genere?
  • Che “la fortuna più grossa che si può avere nella vita è trasformare le proprie passioni in lavoro”. Siamo qua per questo, no?
  • Che il compito fondamentale di un critico, musicale o di altro genere, è quello di continuare a studiare.
  • Che il ritorno del vinile (e delle musicassette, parrebbe) è legato alla volontà di tornare alla dimensione reale dell’ascolto, che ci costringe a fermarci, in confronto all’ascolto disattento tipico dei nuovi mezzi.
  • Che il nuovo disco di Venditti è il migliore che ha fatto negli ultimi vent’anni. E io che non l’ho nemmeno degnato di un ascolto disattento, appunto.
  • Che il disco da isola deserta per Ernesto Assante è Who’s Next degli WHO. Uno di quelli che avrei detto anch’io, senza esitare.
  • Che se ti chiedono i 10 dischi progressive da non perdere, tu ci provi a dirne solo 10, ma non è così facile, accidenti.
  • Che è meglio se recupero anche Ben Howard, prima di sentirmelo citare un’altra volta come il nuovo Nick Drake (con le debite proporzioni, certo).
  • Che “il Rock, in fin dei conti, non è un genere musicale: in realtà è tutto, è un modo di fare le cose, un approccio alla vita”. E certe sere, ecco, te lo fanno capire.

 

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P.S. Per restare nel mood, ecco due consigli in tema:

  • il primo è letterario e non pesca nei libri di genere strettamente musicale: se non lo avete ancora fatto, andate a recuperarvi Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan, vincitore tra gli altri del premio Pulitzer nel 2011 e pubblicato in Italia da Minimum Fax. Non ve ne pentirete.
  • E poi, passando alle serie televisive: il 14 febbraio inizia negli States per HBO Vynil, ambientata nel mondo delle etichette musicali della New York degli anni Settanta in pieno boom del Rock, ideata da Terence Winter e prodotta da Mick Jagger e Martin Scorsese. Che ve lo dico a fare…